• lunedì , 18 dicembre 2017
TRIAT feat GREG BURK

TRIAT feat GREG BURK

Lunedì 24 luglio,

Bucchianico (Ch)

TRIAT feat. GREG BURK

“In a dense fog”  (RaRa records)

TriaT è il progetto inedito di Gionni Di Clemente, Domenico Candellori, Giuseppe Franchellucci e Greg Burk.
“In a dense fog” esce il 9 giugno 2017 in tutti gli store digitali.
É prodotto da Paesaggi acustici, festival itinerante ideato e diretto da Gionni Di Clemente.
Giovedì 1 giugno è stato presentato dal vivo in anteprima a Roma, nel quartiere del Pigneto, nell’affascinante cornice di I LEICA JAZZ.

“In a dense fog” è un collage di dodici affreschi sonori tra musica etnica, contemporanea, jazz di ricerca e fluide improvvisazioni. Un album che si caratterizza con un racconto timbrico per nulla scontato, un incontro di suoni e continenti, un incontro tra culture.

La formazione è composta da:

Gionni Di Clemente: 10-string classical guitar, oud, bouzouki, pedal effects
Greg Burk: moog, keyboards
Giuseppe Franchellucci: cello, pedal effects
Domenico Candellori: drums, percussions, synth drum

Triat. In a dense fog. Note di copertina di Fabio Ciminiera. 
Si sente tutta la suggestione del confine nella musica di Triat. Un confine geografico e spirituale. Un confine da attraversare e da rispettare.
In primo luogo, lo rivela il disegno della formazione. Una compagine aperta e senza schemi precostituiti, un impasto timbrico che unisce la modernità dell’elettronica e il senso ancestrale di corde, percussioni e voci. E, ancor di più, tutti i protagonisti coinvolti nel disco condividono un’attitudine spontanea nel manipolare e miscelare il senso del suono, alla ricerca delle reazioni emotive e razionali. Allo stesso modo funziona lo spostamento di alcuni ruoli anche nel quartetto “residente”: il violoncello può ricoprire il ruolo del contrabbasso, ma con altre prospettive; le percussioni offrono ulteriori sapori e respiri alla gestione ritmica, la rende più versatile; le armonie affidate al Moog e alle numerose “corde” portate da Gionni Di Clemente completano il quadro. Tromba, theremin, voce, femminile e maschile, sono le frecce offerte dagli ospiti.
La musica – composta da Gionni Di Clemente e consegnata a questa compagine – si confronta con una enorme quantità di riferimenti e approdi. Una forte connotazione modale, giocata su pedali e ritmi: una dinamica circolare, ricorsiva e ipnotica, pronta a tornare sulle stesse domande per cercare una soluzione soddisfacente, per esplorare angolazioni ogni volta differenti. Allo stesso tempo e, ancor più utile a dare senso all’andamento dei brani, un continuo lavoro di sottrazione permea e rende scorrevole il flusso sonoro. La musica non è rarefatta – e non entra perciò in contraddizione con il titolo scelto per il disco – ma viene lasciato spazio al suo sviluppo e alle sue evoluzioni.
I titoli dei brani e la struttura della scaletta costituiscono, in qualche modo, il filo narrativo di una riflessione che parte dall’interno della propria mente ed esce fuori per confrontarsi con il mondo esterno. Torna, quindi, anche in questo senso il concetto del confine da superare sia nelle nuove composizioni sia nei brani ripresi e rinnovati per questa incisione e sia, infine, nelle tre improvvisazioni intitolate Fluxus, utili per punteggiare il discorso.
L’intenzione è quella di vedere cosa c’è oltre la densa nebbia, cosa c’è oltre il confine. Il confine viene rispettato come punto di partenza, come valore di conoscenza, come “ponte” per raggiungere elementi diversi e cercare una sintesi, con l’atteggiamento che porta a riconoscere i risultati significativi dalle strettoie di un vicolo cieco.
E si torna così all’inizio. Triat ci spinge oltre. Con i suoni languidi del violoncello e con gli effetti filtrati che passano attraverso l’elettronica, con la grana di corde e percussioni, con il senso immanente della voce e le volute immaginifiche evocate dalle combinazioni e dai rimandi stilistici. E ancora, con il confronto tra generi musicali e le grammatiche portate dagli interpreti e da strumenti solitamente associati ai contesti di provenienza.
I confini, la nebbia evocata dal titolo, il senso e la profondità delle improvvisazioni rivelano un gioco, allo stesso tempo, chiaro e indefinito. Un disegno dove si mescolano elementi messi a fuoco e tratti meno delineati per lasciare che il significato e le suggestioni presenti nella musica siano libere di rispondere agli stimoli e alle urgenze sia degli interpreti che degli ascoltatori.
Di seguito alcuni link video e le biografie dei musicisti
Video:

https://www.youtube.com/watch?v=qTDDhahYWlw
http://www.gionnidiclemente.com/artists/triat/

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